PREMI 2022


PREMI 2022

BEST INTERNATIONAL SHORT FILM
NEST di Hlynur Pálmason (Danimarca)
Il cinema, nella sua essenza: un'inquadratura fissa che attraverso il lavoro di scrittura, di montaggio e messinscena libera le potenzialità del cortometraggio/film e della sua forza narrativa e immaginifica.


BEST ANIMATED SHORT FILM
THE SEINE’S TEARS di Y. Belaid & E. Benard & N. Mayeur & E. Moulin &
H. Pinot & L. Vicente & P. Singer & A. Letailleur (Francia)
La storia e la politica tramutate in un saggio vitale di tecnica animata, con un uso trascinante di colori e musiche, in equilibrio fondamentale tra partecipazione emotiva e distanza riflessiva.


BEST NATIONAL SHORT FILM
L’UOMO MATERASSO di Fulvio Risuleo (Italia)
Il regista, sfruttando a pieno il linguaggio cinematografico e l’eccellente performance di tutti gli attori, riesce ad ingannarci alla perfezione. L’uomo materasso diventa testimonianza del nostro tempo e con l’umorismo ci invita a riflettere.
Menzione speciale a Close to the Light di Nicola Piovesan (Italia)
Per l’innovativa e sperimentale regia che, grazie ad un eccellente uso del sonoro e del piano sequenza che sconfina nel tableau vivant, restituisce uno struggente e vibrante fermo immagine dell’orrore, ridando vita a un passato violento e doloroso per illuminare di consapevolezza una sensibilità presente e contemporanea.


BEST EDITING
Sanabel Cherqaoui per LUCIENNE IN A WORLD WITHOUT SOLITUDE di
Geordy Couturiau (Francia)
Un cortometraggio che adopera la più antica delle figure di montaggio, il campo/ controcampo, e gli dona nuova vita e nuovo ritmo: ogni stacco sembra costruire un piccolo mondo narrativo, che si incontra e si scontra con gli altri, sottolineando così uno dei temi del film.


BEST SOUNDTRACK “GABRIELLE LUCANTONIO”
Lucia Alessi & Pier Sante Falconi per TRIA di Giulia Grandinetti (Italia)
La musica costruisce l'atmosfera, disegna e comunica un contesto culturale, rimanda a immaginari altrui, ma al tempo stesso ne crea uno proprio, accarezza la sensualità e il dramma del racconto e dei suoi interpreti.


BEST CINEMATOGRAPHY
Amirhossein Khoshbin per DEER di Seemab Gul (Iran)
Nella tradizione del grande cinema realista iraniano e della sua capacità di mostrare l'infanzia e la sua forza simbolica, la fotografia mette in relazione il proprio sguardo antropologico con la trasfigurazione onirica della natura.
Menzione speciale a Alberto Balazs per Mulaqat (Pakistan)
Per la capacità con cui il colore dei luoghi e il calore dei sentimenti non diventano mai cliché ma si rispecchiano nel contemporaneo.


BEST ACTOR
Ehsan Bakhshizadeh per DEER (Iran)
Per la toccante performance mai fuori tono che nella sua leggera innocenza risulta incisiva e profonda, portando l’emozione al centro della narrazione.


BEST ACTRESS
Daphne Peel per MEMOIR OF VEERING STORM (Grecia)
Vera e credibile, grazie alla sua forza espressiva riesce a creare con pochi elementi un coinvolgimento emotivo che esplode nel finale e commuove.


BEST SCREENPLAY
Lucienne in a world without solitude di Geordy Couturiau (Francia)
Un’idea efficace, intrigante e metaforica che si sviluppa lungo un percorso complesso, toccante, che usa la drammaturgia per mettere in questione i sentimenti dello spettatore.


BEST DIRECTOR
Hlynur Pálmason per Nest (Danimarca)
Se la regia è l'arte di indirizzare lo sguardo in base alle esigenze del racconto, è magistrale la capacità di far sparire - apparentemente - lo sguardo e lasciare in evidenza solo il lavoro del set, la sua costruzione, la sua messinscena costante e mai ferma.
Menzione a Sofia Georgovassili per Memoir of a Veering Storm (Grecia)
Per la precisione delle sue scelte d’immagine e recitazione, che restituiscono un racconto denso attraverso pochi, singoli tratti.


BEST DOCUMENTARY
The Sentence of Michael Thompson di Kyle Thrash & Haley Elizabeth Anderson (Stati Uniti)
Per la capacità di condensare alcune vite segnate dal dramma, concentrandosi sulle persone e la capacità di sopravvivere più che sul sensazionalismo degli eventi, fuggendo dagli stereotipi della rappresentazione televisiva.


BEST ABRUZZO SHORT FILM
I GIORNI DELLE ARANCE di Matteo De Liberato (Italia)
Per la capacità di ricostruire credibilmente un contesto-storico politico particolarmente drammatico, con una resa attoriale dei due protagonisti e una saggia costruzione dei tempi narrativi che danno vita a un film toccante e incisivo.


BEST ENVIRONMENTAL SHORT FILM
HAULOUT di Evgenia Arbugaeva & Maxim Arbugaev (Regno Unito)
Per la straordinaria perizia cinematografica con cui la lucidità del referto scientifico e addirittura autoptico incontra la struggente malinconia per il disfacimento di una preziosissima specie marina. Il dispositivo filmico tiene miracolosamente insieme l’osservazione solitaria e glaciale, quasi alla luce fioca e antica di una candela, e la trascendenza di un antico raduno di trichechi, la forza brulla e ferina di una terra dal sapore vulcanico e ancestrale e l’apertura metafisica al soffiare del vento, all’implacabilità della neve e al fluttuare degli stormi d’uccelli. Squarci di puro cinema che scoperchiano e denunciano, al contempo, le mortifere e irreversibili conseguenze del cambiamento climatico e del surriscaldamento del pianeta, i cui danni appaiono perfino impossibili da quantificare appieno.


BEST MUSIC VIDEO
HOLD ON di Angelo Cerisara (Italia)
Per la costruzione di un racconto che ha saputo restituire con chiarezza il conflitto tra l’amicizia consapevole e l’amore inconsapevole attraverso il costante ed imprevedibile mutare emotivo tipico dell’adolescenza e dell’energia contraddittoria di un’età complessa, la stessa che non permette ai protagonisti di essere pienamente consapevoli di se stessi e delle proprie pulsioni.


PREMIO SIFF KIDS
FOOTPRINTS IN THE FOREST di Juhaidad Joemin e Sandra Khoo (Malesia)
Per la capacità di raccontare l’universo degli animali con sensibilità fuori dal comune, a partire dalla tenera storia di un piccolo rinoceronte rimasto orfano e schiacciato da minacce e incertezze fatali nelle terre selvagge della foresta pluviale del Borneo, nella Malesia orientale, dove cerca una nuova casa. Il cortometraggio animato commuove dando risalto agli affetti familiari e ai pericoli connessi alla mano feroce dell’uomo ai danni della natura e della sua integrità, coniugando l’urgenza del mondo degli adulti e la poesia dell’infanzia.


PREMIO SIFF STUDENTI (IIS OVIDIO e IIS FERMI)
L’UOMO MATERASSO di Fulvio Risuleo (Italia)
Apparentemente irreale e assurdo, “L’uomo materasso” è la traslazione concreta del ritratto psicologico di una personalità complessa, enigmatica e per questo affascinante. Il cortometraggio in forma di documentario-intervista narra la storia di Guerrino Proietti, uomo che decide di trascorrere la vita su un letto, condizionando l’evoluzione della sua stessa esistenza in funzione di questa scelta. Ma come può una storia così favolistica catturare gli animi degli spettatori? Ci troviamo in presenza di un evidente relativismo quasi pirandelliano che ci pone davanti alla molteplicità della realtà e dell’esperienza umana intrinseca a ognuno di noi; sorgono spontanei interrogativi sul destino e sulla conoscenza. La vita è davvero come la vediamo noi? Siamo noi i “normali” o lo è Guerrino? La pigrizia e l’immobilità fisica non corrispondono all’immutabilità e alla staticità intellettiva; Guerrino viaggia con la fantasia e con la conoscenza per mezzo dell’intelligenza acquisita grazie alla curiositas e alla meraviglia derivante dalla sua condizione esistenziale. Riflette il turbamento degli uomini che si crogiolano nel nido della loro sfera affettiva e sensoriale quotidiana. Nonostante tutto, il protagonista riesce ad avere una vita a suo parere normale, non se ne vergogna, non trova in ciò nulla di strano o di diverso, ma anzi scopre la felicità, quella vera, non apparente e fittizia che caratterizza gli ordinari individui. Tutte le sue convinzioni, alla base dello sviluppo tematico crollano al momento dello sfratto dalla sua abitazione, svolta decisiva nel filo conduttore narrativo, l’uomo viene messo davanti alla realtà nella sua definizione più autentica, c’è uno svelamento, si toglie il velo che l’uomo aveva minuziosamente intessuto con il fine di celare le sue insicurezze e i suoi punti d’ombra interiori. La vicenda accomuna tutti gli uomini vittime di una condizione esistenziale che li costringe a rifugiarsi nella fantasia e nella dimensiona dell’irrealtà, rimane comunque viva in ognuno di noi una fiaccola di speranza che si possa un giorno aprire il tesoro della verità proprio come ha fatto l’uomo materasso trasmettendoci valori e insegnamenti di vita.


PREMIO DELLA CRITICA SNCCI (SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI)
CAMERIERI di Adriano Giotti
Camerieri racconta in maniera lucida e spietata, e mai autocompiaciuta o ricattatoria, il dramma materiale e identitario della disoccupazione, senza mai cadere nel tranello manicheo di dividere i buoni dai cattivi, invece raccontando alcune forme trasversali di disperazione e incomunicabilità contemporanee, impedendo lo spettatore di stare dalla parte di qualcuno.